Cinema di Genere, Prime Visioni, Recensioni DVD

Up Spencer Tracy

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Martedì, 22 dicembre 2009

Il film della Pixar-Disney, che spero abbiate visto anche se non avete bambini, è davvero un gioiello, al di là del 3D (e dei 10 € che ti chiedono per gli occhialini). I primi 10 minuti sono un modello di montaggio filmico esemplare e commovente, che andrebbero mostrati a tutti quelli che insegnano o imparano il linguaggio cinematografico.

Ma il tenero succulento del racconto sta nel mescolare il vecchio e il giovane, il bello e il brutto, il reale e il fantastico, il sogno e il ruvido.

Certo, c'è qualcosa da cartoon infantile nelle rincorse, nelle battute, nelle gag, ma sopra tutto aleggia lo spirito leggero e profondo dei registi Pete Docter e Bob Peterson, che sono del team Pixar da sempre: ricordo soprattutto Toy Story 2, forse il più filosofico dei film Pixar.

Visivamente indimenticabili sono i palloncini colorati che trasportano la casa, via verso l'America del Sud: la casa tutta intera, la casa come cosmo personale, come propotipo di patria intima, non solo americano. Il protagonista, Karl, doppiato da Giancarlo Giannini, è anziano, vedovo, orso: ma è vitalissimo e tenace. E assomiglia a tanti attori, come è stato notato; a mio parere ad uno solo Spencer Tracy.


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Il nastro bianco, una storia tedesca di bambini

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Sabato, 19 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Films

Das weiße Band - Eine deutsche Kindergeschichte è un recentissimo film di Michael Haneke, miglior film 2009 al Festival di Cannes. Girato in un bianco e nero finalmente non troppo al tratto, con tutte le sfumature di grigio, il film narra la storia di un villaggio (di religione protestante, luterana suppongo) della Germania del nord poco prima dell'inizio della Grande Guerra, con l'inizio della quale il film termina.

La ricostruzione è perfetta: dai costumi agli oggetti, dalle facce alle pettinature, dagli interni alle luci, dagli attrezzi agli sguardi, tutto è del 1914. Anche se c'è una voice over del maestro del villaggio, il racconto non ha protagonista: è un film corale sia perché si concentra sui ragazzi del coro del villaggio e le loro famiglie sia perché a tratti tutti i personaggi diventano protagonisti, il barone e la baronessa, l'intendente, il reverendo, il medico, la levatrice, i contadini, tutti i singoli bambini.

Già, perché, come recita il sottotitolo tenuto nascosto nella versione italiana quasi per non rilevare un segreto, è una storia di bambini: davvero incredibili, nella loro rigida impenetrabilità, nei loro silenzi, nei pochi dialoghi, queste ragazzine ragazzini sembrano dipinti.

Guardate il viso del ragazzo dell'immagine (che è quello della locandina): non è massimamente inquietante?

Ma dove li ha trovati, come è riuscito a trasformarli in bambini dell'inizio del secolo scorso?

Il film è davvero agghiacciante, più di Fanny games, il precedente lavoro di Haneke, che pur era davvero al limite del tollerabile (ma su questo torneremo).


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Fino all'ultimo respiro

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Martedì, 8 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Films

(scheda di Raissa Pardini)

FINO ALL'ULTIMO RESPIRO

(A' bout de souffle), di Jean-Luc Godard, 1960, Francia, con Jean Paul Belmondo, Jean Seberg.
Michel Poiccard ( J.P. Belmondo ) è un ladro di automobili che in fuga da Marsiglia uccide un agente della polizia evitando un arresto. Deciso quindi di fuggire in Italia, torna prima a Parigi dove ritrova per caso una sua vecchia fiamma americana, la bella Patricia. La vita spericolata di Michael impaurisce Patricia che tra soldi rubati e auto scomparse, cerca di allontanarsi da lui. Ma la polizia è sempre più vicina ad incastrarlo e Michael cerca in ogni modo di fuggire al più presto, cercando di convincere la bella studentessa americana a fare le valigie e scappare con lui in Italia. Ma, un pò per paura, Patricia decide di denunciarlo costringendolo a scappare da Parigi e cancellandolo così dalla sua vita. Michael infine morirà con un colpito da un proiettile davanti agli occhi della giovane ragazza inseguito dalla polizia.


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Giovanna, Vittorio. Mezzogiorno.

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Giovedì, 3 dicembre 2009
Questa è Giovanna Mezzogiorno, ovvero Ida Dalser, cioè - pare - la prima sconosciuta e disconosciuta moglie di Benito Mussolini, da cui ebbe un figlio quasi omonimo. Marco Bellocchio ne ha tratto un film intenso, curioso, "autoriale". Affatto noioso. Sguardo trasversale in cui la grande storia si intreccia con la "vita normale". Lei è brava, a tratti attenta, a tratti eccessiva, forse un po' tirata. A me piace, Giovanna: mi è piaciuta nell'Ultimo bacio (chi dimenticherà la sfuriata a Stefano Accorsi), in Lezioni di volo, in Notturno bus, nell'Amore ai tempi del colera.. Determinata, accesa, sexy e appassionata, bruttina, spigolosa, folle, vittima. Il personaggio è straordinariamente interessante e - pare - assolutamente vero. Quante pieghe ha la storia, Quanto è difficile uscire dalla prima metà del secolo scorso.Giovanna è figlia di una grande attore morto davvero precocemente, Vittorio Mezzogiorno: si è visto a teatro soprattutto.


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Il giardino di Dominique

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Mercoledì, 2 dicembre 2009

Dominique Sanda, è un attrice francese abbastanza "giovane" - è del 48 - anche se non appare quasi più, di bellezza intensa e sicuramente atipica, molto presente soprattutto negli anni 70 in molti film d'autore (Bresson, Visconti, De Sica, Bertolucci, Cavani, Varda, ...), poi lentamente appartatasi: compare nel  thriller I fiumi di porpora di M. Kassowitz, in un cameo - o cammeo come si dice in italiano.  Si chiamava Dominique Marie-Françoise Renée Varaigne, ma evidentemente non le piaceva, o qualche solone dello showbiz ha stabilito che sandà suonava meglio. 

Voglio ricordarla in tre film: Il giardino dei Finzi-Contini, film premio oscar di Vittorio De Sica, del 70, tratto dall'omonimo romanzo di Giorgio Bassani, che all'inizio aveva cooperato alla stesura dei dialoghi e della sceneggiatura del film, ma poi era entrato in aperto conflitto col regsita ed aveva tolto il suo nome dai crediti. Rivisto, il film di De Sica è davvero deludente, segnato dal tempo e dai vezzi di quegli anni. Capolicchio e Testi sono penosi, ma Romolo Valli e lei reggono bene. C'è una famosa piccola scena di nudo, atroce e triste, ma efficace, nella quale Dominique si mostra nella sua scarna bellezza.


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Che. C'è ancora?

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Martedì, 1 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Films
CHE - L'Argentino, USA, 2008,  dura 131', di Steven Soderbergh, sito ufficiale: www.che-movie.co.uk,  con Benicio Del Toro, Franka Potente, Carlos Bardem...
Ho visto solo questa prima parte del  lavoro di Soderbergh, presentato in un'unica pellicola composta appunto da The Argentine e dal secondo atto della sua opera Guerrilla.
Bisogna che quelli che hanno più di 40 (o forse di 50) anni cerchino di guardarselo questo film, soprattutto per fare i conti con questa icona/mito dell’ultimo quarto del 900, che stava sui manifesti dell’estrema sinistra e sta nell’iconografia dei milanisti tradizionali, che poco – ormai – hanno a che fare con la sinistra (da giovane ero milanista, come tutti, in periferia  a Milano: poi Berlusconi mi ha allontanato dai rossoneri).



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D9. DISTRICT 9.

Scritto da Nazzareno Mazzini - docente di cinema • Domenica, 29 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Films
District 9 è un film del 2009 diretto e sceneggiato dal regista sudafricano Neill Blomkamp e Terri Tatchell e prodotto da Peter Jackson. E' il più interessante, complesso ed originale film della stagione.
Il film tocca in modo estremamente peculiare argomenti quali la xenofobia e la segregazione razziale applicata dagli umani agli alieni: durante l'apartheid l'area residenziale di Cape Town denominata District Six era un ghetto del tutto simile a quello 9 descritto nel film. Gli alieni del film hanno la forma di esseri tra il gambero (vengono chiamati gamberoni) e il fumetto dell'alieno cattivo. Ma sono vittime. E alla fine tutti voglion loro bene.

La campagna virale che ha preceduto il film è stata per molti versi geniale: il sito ufficiale, D-9 è apparentemente gestito dalla Multi-National United, la stessa cattiva multimazionale del film; la prima volta che vi si entra sia hanno due possibili scelte, umana o non umana (fantastica la scrittura aliena). E' stato aperto un fittizio blog, in cui tramite un avvocato si cerca di dare pari diritti ai "Non Umani", sostenendo che la Multi-National United opprime la loro razza.


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